A cura di Passeggiate tra le librerie romane: Largo dei Librari

 

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DUE RIGHE NON TANTO SU UNA LIBRERIA (per non far torto a nessuno)  QUANTO SU UN LUOGO LIBRARIO (SCOMPARSO?) DI ROMA:

LARGO DEI LIBRARI

  

    Roma da sempre, nonostante tutto, ha vissuto un sodalizio con le librerie. Ancor oggi se ci si reca nella zona di Campo de’ Fiori si potrà arrivare in Largo dei Librari, una deliziosa, minuscola piazzola rientrata rispetto a Via dei Giubbonari.

    La piazzetta con bar e tavolini è una bomboniera. Sembra di essere a Venezia. E potrei dirvi anche dove. In San Polo!

    E in questo gioielletto romano a forma di “U rovesciata e stretta” è incastonata un’antichissima chiesina, probabilmente del XI secolo, da poco restaurata (e riconsacrata): S. Barbara dei Librari. Dei “librari” in quanto nel 1601 papa Clemente VIII l’assegnò all’Università (la Confraternita) dei librari. Al suo interno subito due iscrizioni che “ci interessano”: una del Sodalizio dei Librari del 1600, l’altra dedicata a Zenobio Masotti, famoso tipografo e libraro in Roma (in essa si evince che fu lui a far restaurare e ornare la chiesa a sue spese: librai di altri tempi e di altre finanze!!!). Bellissimi stucchi e affreschi, anch’essi da poco magistralmente restaurati. Un affascinante vecchio organo del ‘600 sovrasta l’ingresso principale e se qualcuno lo suona, l’atmosfera magica si sprigiona per tutto il piccolo luogo, affabulando, quasi come soltanto un buon libro e una buona musica sanno fare.

    Se ci si troverà sulla piazzetta all’imbrunire e preferibilmente in una serata d’agosto con la brezza incanalata dal vicino Lungotevere, sarà possibile – se si è sensibili  d’animo e si è armati di tanta fantasia -  assistere a scenette e situazioni di un tempo che fu. Rumor di pagine sfogliate, di grossi tomi cadenti pesantemente da leggii traballanti, di rotoli e pergamene arrotolati sotto il braccio, di vociare e di poetare improvviso di librari che il tempo ha conservato tra gli spifferi dei vicoli.

    Ed ecco il rumore del carretto portato a mano o imbrigliato al ciuco, cigolante e monotono, sul quale troneggiano impilati miriadi di vecchi, ammuffiti, distrutti e quasi illeggibili volumi. Rilegature multicolori spesse e ancora dense di diversi strati di colla applicati a mano. E quei librari quanto olezzano di polvere, collanti, muffa di vestiti e trasudo di sacrosanta cultura.

    Lasciamoli lì, che continuino per sempre a svolgere il loro affascinante lavoro. Non c’è più posto per loro in un così frigido mondo che non riesce più a faticare per girar pagine. In un mondo dove le menti sono sempre più vuote e sempre più possono esser riempite dalla vacuità della prepotenza e della sopraffazione. Lasciamoli continuare le loro gesta. Simpatici e strambi fantasmi tra le viuzze di un’immortale romanità. Sì, perchè i librai sono stati sempre un po’ strambi, anomali e pazzarielli.

    Non c’è più alcuna libreria in Largo dei Librari, “Montanarella” ne è stata l’ultima a resistere agli obblighi della modernità. Dell’antica leggenda oggi è rimasto soltanto il nome sulla targa comunale  della strada.

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