Incontro con Sabrina Avakian

Venerdì 25 gennaio 2013 alle ore 18.00
presso il Di’Gay Project DGP
Via Costantino 82 (Metro San Paolo)
incontro con la scrittrice

Sabrina Avakian,
operatrice umanitaria ed esperta in Diritti Umani
autrice dei saggi: Storie nascoste e Donne cucite (Edizioni Libreria Croce)

Interveranno:
l’autrice
Imma Battaglia (candidata alla Regione Lazio per la Lista Civica Zingaretti)
Fabio Croce (Editore)

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Io e Oscar Wilde

o e Oscar Wilde (Oscar Wilde and Myself, Londra, 1914 ) è una pungente autobiografia volta a smantellare le pesanti accuse mosse contro di lui da Oscar Wilde nel De Profundis e a contrastare la strumentalizzazione di queste accuse da parte dei biografi di Wilde.

Verso la fine della sua detenzione, Wilde scrive a Douglas una lunga lettera che passa alla storia con il titolo De Profundis, in cui espone al suo pupillo le tappe della loro “malaugurata e deprecabile amicizia”, che ha condotto il poeta alla rovina. La lettera viene consegnata da Wilde a Robert Ross, suo amico ed esecutore letterario, il quale la trasmette a Lord Alfred Douglas, che la getta nel fuoco. Ma Ross, su indicazione di Wilde, l’ha fatta copiare e la pubblica, depurata di tutti i riferimenti personali a Bosie, nel 1905, a cinque anni dalla scomparsa dell’autore. Quando Lord Alfred Douglas querela Ransome, biografo di Wilde, il quale nel suo Oscar Wilde, a critical study (1912) sostiene che Bosie sia stato il responsabile della caduta di Wilde, Ross rende nota alla corte la restante parte del De Profundis, in cui Wilde individua in Lord Alfred Douglas la causa della sua disgrazia.
La replica di Lord Alfred Douglas al De Profundis è acuta e raffinata. Douglas coglie molti dei difetti di Wilde, ma li ingigantisce cercando inutilmente di offuscare l’impareggiabile valore del suo mèntore. In quanto poeta, Lord Alfred ha i mezzi per giudicare la produzione e lo stile di Wilde; in quanto aristocratico, è in grado di stimare il rilievo di Wilde nella vita di società; ma soprattutto Douglas ha trascorso con Wilde gli anni cruciali della vita di quest’ultimo e, sparse tra futilità e menzogne, in queste pagine si possono trovare notevoli informazioni di prima mano sulla vita di Oscar Wilde. Nel tentativo di screditare l’opera di Wilde, Douglas passa in rassegna tutta la produzione dello scrittore irlandese e ottiene esattamente l’effetto contrario a quello sperato. Anziché promuovere l’impressione di un autore dispersivo e discontinuo, dipinge il ritratto di un artista versatile, eclettico, che ha scritto poesie, sonetti, ballate, racconti, romanzi, commedie, saggi e conferenze e in tutti questi generi ha mietuto successi.
Gli articoli in appendice, oltre a fornire dettagli sugli ultimi anni di vita del celebre drammaturgo, completano il quadro dell’atteggiamento psicologico di Lord Alfred Douglas nei confronti della disgrazia di Wilde.
Inoltre il volume contiene le lettere inedite che Wilde scrisse dal carcere a Douglas dichiarando ai posteri l’amore che ha provato per lui.

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Mi è Caduta la Danza nel Piatto

Mi è caduta la danza nel piatto è una sorta di guida al mondo della danza, con tanto di resoconti sulle principali rappresentazioni teatrali degli ultimi 50 anni in Italia, e scritto dalla principale esperta dell’arte tersicorea, la giornalista e scrittrice romana Vittoria Ottolenghi.

Il libro racconta con scrupolosità e ironia le varie espressioni della danza: dal classico al moderno, dal contemporaneo all’hip – pop; dal mito di Rudolph Nureyev all’ascesa di Roberto Bolle.

L’autrice descrive con grande maestria la nascita dei Momix grazie all’intuizione di Moses Pendleton, l’estro di Joaquìn Cortès (attraverso una splendida intervista), la grazia di una star come Carla Fracci, e poi di Gheorghe Iancu, di Daniel Ezralow, Raffaele Paganini, Giuseppe Picone, ecc.

Come un vero e proprio dizionario Mi è caduta la danza nel piatto riesce a spingere il lettore nell’affascinante lessico della danza, senza quella supposta saccenza dei soliti esperti del settore. “Tutto è danzabile: qualsiasi musica, poesia, fiaba, condizione umana” asserisce la Ottolenghi.

In effetti questo nostro paese che sembra proprio appassionarsi a quest’ arte anche attraverso i programmi tv, dovrebbe leggere questo straordinario saggio che mette in luce cosa si cela dietro il faticoso mondo del ballo.

Dietro le straordinarie coreografie interpretate da una etoile di successo vi sono grandi sacrifici e rinunce che vengono ripagate dall’amore del pubblico e dalla perfezione stilistica, ricercata per sublimare la realtà circostante nel preciso momento in cui si esibisce sul palco.

Alla fine del libro vi è un interessante galleria fotografica con molte immagini di repertorio dei più importanti esponenti dell’arte tersicorea.

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Il Ritorno di Voltaire

Dopo oltre venti anni di esilio, Voltaire, la personalità più influente dell’Illuminismo, ritorna a Parigi in compagnia del suo fedele segretario Wagnière. Si lascia alle spalle le sue proprietà di Ferney, nelle Alpi, con il presentimento di non ritornarci più. Ottantaquattrenne, teme che ormai la morte stronchi la sua cattiva salute di ferro. Quando arriverà il momento, dovrà decidere se confessarsi, in modo da riposare in una sepoltura cristiana, oppure sottrarsi e comportarsi da “patriarca dei filosofi”. Prima però ha un conto in sospeso: trionfare nella capitale francese nella maniera più clamorosa.

Il romanziere Martí Domínguez si addentra nel secolo dei lumi e ricostruisce il tratto finale della vita di una figura straordinaria del pensiero e della letteratura universali. Dopo essersi personalmente avvicinato a grandi personaggi storici in Le confidenze del conte di Buffon e in Il segreto di Goethe, in questa occasione propone lo scontro degli ideali illuministici con le istituzioni dell’ancièn regime e con l’intolleranza religiosa attraverso i tormenti che Voltaire patisce negli ultimi momenti della sua esistenza. Con uno sguardo comprensivo, che contiene una lieve ironia demistificatrice, l’autore offre un portentoso ritratto intellettuale e umano di un referente critico che mantiene ancora oggi totalmente integra la sua validità.

Un appassionante romanzo sugli ultimi giorni del personaggio più influente del secolo dei Lumi.

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Buenos Aires 22 – Poesia di un Amore Sincero

L’amore è una sana malattia, dagli effetti collaterali eterni, non decifrabili né catalogabili: esiste quando è sincero, basta solo capirlo.

Un imprevisto piacevole di un caso fortuito scopre nell’anima “cantina” la ricetta di un antico amore, la melodia di un vecchio carillion continua a cullare i sogni di una bambina rimasta forchetta su una tavola imbandita a festa.

Una lettera imbucata il 22 e un telegramma ricevuto dal paradiso sono la chiave d’oro del portale iniziale.

Una storia d’amore filiale, raccontata poeticamente, frammenti di una storia di famiglia, intrisa di situazioni a tratti ironiche, a tratti commoventi. I ricordi fiabeschi di una bambina, la vita picaresca del nonno, la morte del padre, questi alcuni dei temi trattati nel romanzo. L’uso del dialetto palermitano, che ha già portato fortuna a grandi autori siciliani, arricchisce il linguaggio dell’opera, che risulta comunque fruibile a un vasto pubblico.

Un romanzo raffinato e intimo, un esempio di letteratura regionale degna di un respiro nazionale.

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Sotto il Picco del Diavolo

Sotto il Picco del Diavolo è dedicato alle quattro generazioni dei parenti di Russo che hanno vissuto o che ancora vivono in Zimbabwe e Sud Africa. L’autore dà vita a un’evocazione lirica attraverso cui riesce con sorprendente incisività a esprimere la sua opinione sul tema, fin troppo prosaico, dell’Apartheid.

A Cape Town, nel 1960, una famiglia africana di nome Debeer è arbitrariamente e inaspettatamente retrocessa nello status ufficiale di “coloured”, quindi al gradino intermedio tra “bianco” e “kaffir”. I suoi membri quindi sono tenuti per legge a trasferire la propria residenza in un ghetto sui pendii del Picco del Diavolo, non lontano dal Capo ironicamente chiamato di Buona Speranza. Se questa frattura nella loro vita è la crepa della trama, la storia è la visione del giovane Michael Mcgregor che evoca ciò che la società sudafricana potrebbe un giorno diventare, per la famigerata legge sull´immoralità che impedisce al suo amore per Prudence Debeer di raggiungere il compimento.

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Lo Sposo del Mare

Arenas ha raggiunto la fama mondiale col suo strepitoso romanzo Prima che sia notte, divenuto film con la regia di Julian Snabel e interpretato fra gli altri da Johnny Depp.

Lo sposo del mare racconta con una bellissima narrazione poetica la vita, ma forse sarebbe meglio parlare di sottovita, di uno scrittore omosessuale sotto il regime di Fidel Castro. C’è la vita quotidiana, il sesso rubato a L’Avana, i sogni rivoluzionari che vanno in frantumi, ci sono i campi di rieducazione, c’è tanta rabbia e tanta voglia di libertà, ma mai cinismo, anzi, tutto è salvato dalla poesia.

Con una prosodia potente che parte dalla tradizione per diventare grido, Arenas con lucidità e trasporto racconta la sofferenza e i sogni di tanti cubani.

Epicamente poi Arenas conduce il lettore nella sua fuga via mare fino alla Florida, tanto agognata.

C’è New York, la liberazione sessuale, l’opposizione a Castro, l’esilio, fino a giungere al tragico epilogo del suicidio per sfuggire all’Aids.

Lo sposo del mare, pur essendo in versi, è godibile come un romanzo. Narra con pathos la lotta per l’affermazione dell’individuo Arenas e della sua arte.

Un libro davvero toccante e coinvolgente per qualsiasi lettore attento.

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La Ballata del Carcere di Reading

Scritto immediatamente dopo la sua scarcerazione (e pubblicato dall’editore inglese Leonard Smithers nel 1898), La Ballata del Carcere di Reading è un poema di rara lucidità, in cui Wilde esprime un’intensa analisi della propria condizione esistenziale; prendendo spunto dalla sua triste esistenza carceraria, egli denuncia le debolezze, le miserie e le contraddizioni della natura umana. Nella sua devastante condizione di detenuto, il poeta si distacca dalla concezione edonistica della vita da cui si era lasciato accecare, e riconosce alfine la sofferenza come tappa fondamentale di un percorso di rinascita e redenzione spirituale.

Come scrisse acutamente Albert Camus in un suo saggio: «Wilde riconosce che, per aver voluto separare l’arte dal dolore, l’aveva privata di una delle sue radici e si era negato egli stesso la vera vita. Per servire meglio la bellezza, aveva voluto metterla al di sopra del mondo, eppure, nei panni del prigioniero, riconosce d’aver abbassato la sua arte al di sotto degli uomini, poiché quest’arte non poteva offrire niente a chi è spogliato di tutto. [...] Allora, forse, comincia un’altra follia che, sotto lo shock della scoperta, identifica ciecamente l’intera vita con il dolore».

È questo un canto disperato, una confessione ai piedi della croce, e forse l’unico raggio di luce vitale che il poeta vide penetrare nella sua arte, finalmente messa a servizio dell’amore e della pietà.

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