La Ballata del Carcere di Reading

Scritto immediatamente dopo la sua scarcerazione (e pubblicato dall’editore inglese Leonard Smithers nel 1898), La Ballata del Carcere di Reading è un poema di rara lucidità, in cui Wilde esprime un’intensa analisi della propria condizione esistenziale; prendendo spunto dalla sua triste esistenza carceraria, egli denuncia le debolezze, le miserie e le contraddizioni della natura umana. Nella sua devastante condizione di detenuto, il poeta si distacca dalla concezione edonistica della vita da cui si era lasciato accecare, e riconosce alfine la sofferenza come tappa fondamentale di un percorso di rinascita e redenzione spirituale.

Come scrisse acutamente Albert Camus in un suo saggio: «Wilde riconosce che, per aver voluto separare l’arte dal dolore, l’aveva privata di una delle sue radici e si era negato egli stesso la vera vita. Per servire meglio la bellezza, aveva voluto metterla al di sopra del mondo, eppure, nei panni del prigioniero, riconosce d’aver abbassato la sua arte al di sotto degli uomini, poiché quest’arte non poteva offrire niente a chi è spogliato di tutto. [...] Allora, forse, comincia un’altra follia che, sotto lo shock della scoperta, identifica ciecamente l’intera vita con il dolore».

È questo un canto disperato, una confessione ai piedi della croce, e forse l’unico raggio di luce vitale che il poeta vide penetrare nella sua arte, finalmente messa a servizio dell’amore e della pietà.

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