Consigli da un’ex libraia: Vita e morte di un giovane impostore, scritta d ame il suo migliore amico

Ho finito di leggere oggi il libro, Vita e morte di un giovane impostore, scritta da me il suo migliore amico, di Cristiano de Majo, per Ponte alle Grazie. De Majo è stato classificato dal Sole 24 come uno fra i migliori scrittori italiani under 40. In effetti lo scrittore napoletano dimostra di saper padroneggiare l’uso della scrittura, e credo che, gli amanti del metaromanzo, proveranno gusto a leggere questo libro che descrivo così:

“Io non sono morto, siete voi ad essere morti”, con questa frase D.D. lascia prematuramente questa vita alle 7 di sera del 5 agosto 2008. È un protagonista che muore ancora prima di entrare in scena, e potrà rivivere nelle pagine solo grazie alla volontà del suo migliore amico, Massimiliano Scotti Scalfato, di immedesimarsi in lui scavalcando l’istinto del lettore di identificarsi nel personaggio. Lo scambio delle parti sembra sostenuto con acribia e metodo scientifico, ma è un pretesto per scomporre la realtà attraverso la letteratura. Massimiliano ricostruisce la vita del protagonista attraverso i resti della sua fantasia sparsi su cartoline, poesie, racconti di improbabili avventure e interviste immaginarie, e il metodo rigoroso di ricomposizione delle testimonianze che porta avanti, dimostra che la vita, raccontata attraverso la letteratura, non è mai reale, anche se ha il gusto e le suggestioni del vero. La scrittura è menzognera, getta una luce ambigua su ciò che colpisce e, in questo romanzo, si spinge fino a “incidere segni sulla carne dell’autore” ed è “la prova visiva di una metamorfosi della materia”. Se il lettore sentirà di riconoscere nitidamente le atmosfere sintetiche degli anni ottanta, le esperienze abbacinanti degli anni novanta e l’insicurezza spossante dei giovani del nuovo millennio, avrà raggiunto lo scopo, perché è l’immedesimazione che fa della letteratura un discorso credibile.

ESTRATTO

Qui la letteratura supera sé stessa e diventa body art, un’azione cioè destinata a incidere segni sulla carne dell’autore oppure la prova visiva di una metamorfosi della materia.

L’opinione dell’autore

“Sono nato nel 1975. Ho trascorso una consistente parte della mia infanzia – non me ne vanto, è la realtà, o se vogliamo, l’irrealtà – davanti al televisore. Ho avuto il mio primo computer a sette anni. Ho conosciuto le implicazioni fisiche di una dipendenza chiamata consumismo. Ho sperimentato un certo numero di droghe. Sono borghese fino al midollo, e mi sento a tutti gli effetti coinvolto nel degrado morale dell’Occidente. Credo che queste siano sommariamente le ragioni che ispirano le mie scelte letterarie”.

Biografia

Flavia Castelli

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