L’ex libraia curiosa…

Ormai quando entro in una libreria mi commuovo, non posso farne a meno. Non riesco a notare i particolari all’inizio, mi trovo a girare come in trance e devo toccare. Toccare un libro per me è meglio che prendere in mano una pastarella, una di quelle con la glassa ancora lucida e morbida, (anche se questo piacere non si distacca di troppi punti dal primo). Faccio passare tutta la mano sulla copertina, poi lo giro, poi apro la quarta di copertina (se c’è) tirando un po’ su col naso per sniffare l’odore di pagina nuova, un po’ ruvida, dove si possono sentire le fibre vegetali sotto il polpastrello e le lettere stampate che affondano creando rilievi quasi impercettibili. Poi lo sfoglio tutto con il pollice per sentire la morbidezza delle pagine. Non amo le copertine rigide, rendono il tutto più complicato. Sono a via Cavour, mi sono presa un pomeriggio per fare un giro a rione Monti. Dico “mi sono presa un pomeriggio” perché suona molto figo, in realtà non ho un cacchio da fare ora che non lavoro. Comunque entro in questa libreria a via Cavour e mi commuovo. Evito lo sguardo dei librai e volto gli occhi lucidi verso gli scaffali, con un movimento a mio parere molto melodrammatico, sfiorando la costa de “La libraia di Kabul”. Dentro di me spero che il libraio si avvicini e mi dica: “Nostalgia ah! Le si legge negli occhi che era una libraia…”

Ma tutti mi ignorano e mi chiedono di prassi:

“Posso aiutarla?”

“No grazie, sto giusto guardando…” 

No non sto guardando, sto invidiando, sto rodendo il fegato. Ma sorrido e volteggio fra gli scaffali. I tipi ci sanno fare, c’è un filo che lega i libri, ci si orienta bene. Anche senza segnaletica. Mi soffermo a curiosare nella zona dei romanzi mediorientali e colgo pezzi di un dialogo fra due ragazze.

“L’hai visto il film?”

“Sì, ma non ho letto il libro.”

“E l’hai letto Tuttalpiù muoio? Quello che Albinati ha scritto insieme a quell’attore moro, ma sì, quello che balbetta… come si chiama…?”

“Bo.”

Io mi trattengo a stento: Filippo Timi si chiama! Ed è un figo, io l’adoro Filippo Timi. Mi chiedo perché non l’ho mai invitato in libreria, troppo tardi ormai…

Le due si accorgono che le fisso con sguardo sospeso e bocca socchiusa e abbassano la voce, lasciandomi il tempo di infilare a caso il viso nel volume rigonfio di Shantaram.

Compro, compro… compro questo! Ho deciso: “La libreria del buon romanzo”, mi ispira, c’è un pò tutto quello che mi piace, si parla di buoni libri, è ambientato a Parigi e forse c’è anche una sottile storia d’amore. Mi sbrigo ad uscire perché non vedo l’ora di iniziarlo. Fuori mi accoglie un tramonto arancionissimo che dipinge le punte dei palazzi. Inizio a camminare spedita guardando in alto, con il libro sotto il braccio, mi fa sempre un certo effetto camminare con un libro sotto il braccio… inciampo tre volte, ricomponendomi con fare vago e riesco a prendere l’autobus al volo. Presto vi dirò che penso di questo nuovo libro: La libreria del buon romanzo di Laurence Cossè…

Share


I commenti sono chiusi ma puoi lasciare un trackback dal tuo sito.