Consigli da un’ex libraia: “Fontanella” di Meir Shalev

Meir Shalev è un pittore delle parole, attraverso le quali riesce a costruire mondi magici e possibili allo stesso tempo. Incantesimo e realtà si mescolano di continuo nel suo romanzo “Fontanella”. La fontanella è quella parte del cranio molle alla nascita e che si indurisce con gli anni. E Shalev parte da un tale fenomeno scientifico per ribaltarlo nel paranormale.

E’ proprio la fontanella del protagonista Mikhael, rimasta inspiegabilmente aperta, che lo dota di preveggenza e sensi acutissimi come racconta lui stesso: “Tramite la mia fontanella io sento caldo e freddo, distinguo la luce dal buio, filtro dati e ricordi, e al pari di un cane sento ultrasuoni bassi e alti che l’orecchio umano non è in grado di cogliere. Ogni tanto riesco financo a predire il futuro grazie a lei”. Forse è per questo che tutto il romanzo è denso di atmosfere ricchissime dal punto di vista sensoriale mentre Mikhael racconta la storia della sua famiglia, gli Yafe che, prima della guerra d’Indipendenza del 1947 arriva in un villaggio agricolo alle spalle di Haifa, partendo dalla Russia.

Ne deriva una sfilata di parenti paradossali e grotteschi che hanno in comune una sottile follia e la perdita momentanea della memoria che si accompagna alla fuoriuscita di liquidi vitali dal corpo. Ci sono tutti gli ingredienti per una favola colorata, suggestiva  e ironica che ci mostra le infinite sfumature di una  lingua come  l’ebraico. Mair Shalev dice infatti che: “Non c’è nessuna lingua cosi pazza. Non c’è una lingua moderna che sia un tale miscuglio di antico e moderno.” E il lettore se ne accorgerà già dalle prime pagine.

Scheda:

Autore:  Shalev Meir

Edtore:  Frassinelli

Traduttore: Loewenthal E.
Pagine: 500
Biografia dell’autore
Intervista all’autore
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